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Tesori Nascosti - Itinerario Arco Città dell'Aria

Il percorso è dedicato al tempo dei sanatori ed alla presenza di Vasco Pratolini ad Arco per le terapie dal 1933 al 1935, ma con riferimenti anche ad altri ospiti del tempo dei sanatori e ad altri scrittori che hanno citato la città nei loro scritti. Testi di Vasco Pratolini, a Goffredo Parise, Gesualdo Bufalino, Sandor Marai.


Partenza: Arco, Ospedale San Pancrazio (Via S. Caterina)
Arrivo: Vigne, Villa Angerer (rientro con autobus Linea 1)
Lunghezza: 2 km
Durata: 1 h
Dislivello: nessuno
Difficoltà: facile
Note: Adatto a passeggini e sedie a rotelle.

1. Ospedale San Pancrazio

Ad inizio Novecento si costruisce un vero e proprio ospedale destinato alla cura delle malattie polmonari. E’ il primo di questo periodo, quando la vocazione a centro sanatoriale per la città di Arco è ancora di là da venire. Certamente la salubrità dell’aria e l’ottimo clima vengono segnalate anche come efficace condizione per il trattamento delle malattie polmonari, oltre che per le passeggiate e le terapie di benessere per riprendersi dallo stress quotidiano e avere cura di sé, ma i malati di polmoni non sono accettati negli hotel di lusso (fatta eccezione per qualche ospite davvero eminente, la cui malattia veniva taciuta pubblicamente). Ecco che quindi, un po’ discosto dal centro della mondanità, viene realizzato dalle Suore di Carità della S. Croce un vero e proprio ospedale per la cura della tubercolosi secondo le più moderne terapie. Apre nel settembre del 1902 e ancora oggi funziona come ospedale, soprattutto per cure riabilitative. All’inizio degli anni Trenta vi è ricoverato il pittore romano Scipione (Gino Bonichi): non riuscirà a vincere la sua malattia e morirà in questa casa di cura arcense, il 9 novembre 1933.

"Il paese è il paese di Segantini e, ancora oggi, un luogo di cura. Vi è morto un pittore ben più vicino al mio cuore: Scipione; e la donna di cui dirò, Scipione dové vederla, dalla sua finestra di malato. Dovettero vederla i suoi “uomini che si voltano” e che forse anche per questo hanno quel volto terribile, di peccatori e di giustizieri. Il sanatorio dove noi eravamo si trovava a cinquanta metri dal sanatorio in cui morì Scipione. Entrambi gli edifici erano isolati, su un viale fuori il paese e recinti, metà da una cancellata metà da una rete metallica. Tra il viale e l’abitato, la campagna e la strada ferrata: sul dietro, una balza, risalita la quale un sentiero conduceva in vetta alla montagna, a un antico castello diroccato. Ma Scipione, morendo, non vide il monte; l’ultima immagine ch’egli ebbe della natura furono i campi, i platani del viale, il cielo basso all’orizzonte, grigio sempre, cupo a volte, oltremare e nero; e tangibile, in questa luce, la presenza del lago, il Garda, al di là della campagna e dell’abitato, lontano, dove si perdeva il fischio del treno. [Non avrei ricordato Scipione se non per questa luce, inespressa, eppure così sua, l’inverno successivo la sua morte, e ch’egli non fece in tempo a dipingere; se non per quei suoi “uomini che si voltano” ch’egli teneva nella sua camera di malato e che sempre, da anni ed anni, da che li dovevo a mia volta scoprire, sono legati a quella donna. Guardano me e i miei quattro compagni.]
Vasco Pratolini, Gli uomini che si voltano (da Diario sentimentale), A. Mondadori, 1993 
2. Stazione MAR

La ferrovia Mori-Arco-Riva, più nota con l’acronimo M.A.R., viene inaugurata il 28 gennaio 1891 con una solenne giornata di cerimonie e appuntamenti celebrativi. Le cronache di allora ci dicono delle numerose autorità intervenute, del pranzo offerto presso l’Hotel Nelböck (l’edificio che si trova in viale delle Magnolie, divenuto nel tempo Sanatorio delle Palme e quindi Ospedale Armanni, recentemente dismesso) e di una festa da ballo tenutasi ad Arco in quella stessa sera. E’ una ferrovia che nasce pensando soprattutto ai nuovi e benestanti frequentatori del Kurort, che arrivano da oltre il Brennero, e che trascorrono ad Arco i mesi invernali, ma resterà in attività fino al 1936, accogliendo e trasportando anche i numerosi ospiti dei sanatori ai quali la città di era riconvertita dopo il tramonto dell’impero e della sua bélle époque. Dopo la soppressione della ferrovia, sarà istituito un “servizio automobilistico”, come lo chiamò la stampa dell’epoca, polemizzando non poco per il cambiamento. La linea di trasporto pubblico attualmente esistente utilizza ancora l’antica stazione della MAR, la più integra esistente sul territorio, come stazione delle proprie autocorriere. 

"Il paese sembrava perduto sotto la neve, con gli abitanti emigrati per malinconia. Franco diceva: “Tu sai tacere come un albero”. Ma il suo rimprovero non favoriva la conversazione. Continuava: “Sembra che tutto debba finire qui, con noi. Eppure io so che a un quarto d’ora di treno c’è il lago. E ad un ora di treno è la città, coi cinematografi le case la gente che cammina nella neve. Se poi porto lontano il mio treno, io sul treno ore ed ore, è il mio paese. Io so che il mio paese vive ancora. I motopescherecci tornano dalla battuta sul mare, gli uomini raggiungono un caffè che io conosco – c’è perfino un biliardo con le palle della carambola- inghiottono ponci bollenti per riaversi. Più giù ancora è la Sicilia.”
Vasco Pratolini, Taccuino del convalescente 1935-1936 (da Diario sentimentale), A. Mondadori, 1993
Scopri di più scaricando la App Tesori Nascosti del Garda Trentino. 

 
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