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Tesori Nascosti - Itinerario Dürer Promenade

Il sentiero Dürer ripercorre alcuni tracciati che, partendo dal centro di Arco, ripropongono quale doveva essere stato il tragitto compiuto dal pittore tedesco alla fine del Quindicesimo secolo (1495), quando si trattenne nella località e dipinse il noto acquerello che immortala il castello di Arco, circondato dal borgo. La presenza di Dürer ad Arco è nel fiorire del Rinascimento, quando anche Nicolò d’Arco e Jacopo Vargnano segnano un momento particolarmente felice della cultura trentina, e della vita di Arco in particolare.Il sentiero che vi invitiamo a percorrere è proposto con alcuni testi, in gran parte dell’epoca, che possono suggerire il piacere e lo stupore con cui il viaggiatore tedesco entrava nel paese del sole mediterraneo e quello che ha, o avrebbe potuto, vedere aggirandosi nei campi circostanti l’abitato, alla ricerca della veduta migliore da cristallizzare nel suo dipinto.


Partenza: Piazza 3 Novembre, Arco
Arrivo: Santuario Madonna delle Grazie, Varignano (Arco).
Lunghezza: 6 km
Durata: 3 h
Dislivello: 50/ 60m
Difficoltà: Media
Note: Rientro da Varignano possibile anche tramite autobus di linea urbana 1.

1 Piazza Tre Novembre

«La ragione di esistere di Arco è di quelle che saltano subito all’occhio. E’ la stessa ragione per cui le rondini incollano i loro nidi al riparo di gronde sicure, una ragione così profondamente naturale che le altre circostanze storiche le restano inferiori ed estrinseche. La parola degli eruditi che risalgono a documenti longobardi, romani, etruschi, è come il frinire di cicale intorno alla realtà panica dell’Estate. La conca arcense è solenne e materno come un grembo. (…) Lo stesso benessere fisico che Arco offre all’ospite si direbbe derivi, prima che dal miracolo del clima, da una quotidiana possibilità di trasalimento estetico, da una quotidiana esperienza di serena bellezza. Certo non stupisce, quando si badi a tanta euritmia di paesaggio, che proprio ad Arco sia fiorito l’apogeo dell’umanesimo trentino, coi cenacoli cinquecenteschi di Nicolò d’Arco, massimo poeta latino della Regione. Arco doveva essere, per una specie di predestinazione cosmica, questa specie di Magna Grecia della regione trentina, aperta ad una felicità estetica che qui è tutt’uno con la felicità di vivere. Testimoni di tale felicità estetica restano monumenti cittadini di suggestiva bellezza, come la chiesa Collegiata del sec. XVII di stile palladiano, i palazzi comitali con affreschi cinquecenteschi, i ruderi del Castello antichissimo, dominante tutta la vallata.»
(Beppino Zoppirolli)

Nella piazza di Arco, a fine del XV secolo, si affacciava ancora l’antica Collegiata, poi abbattuta per far posto alla nuova costruzione progettata da Giovanni Maria Filippi e fortemente voluta dal conte Giovanni Vincenzo d’Arco, che ancora oggi si può visitare.Anche i palazzi e la fontana, sicuramente non avevano l’aspetto odierno, dovuto alle ristrutturazioni e nuove costruzioni succedutesi nel corso dei secoli. Certamente però sappiamo da Marin Sanuto, veneziano, che verso il 1480, il conte Francesco d’Arco costruisce per sé e per la sua famiglia, il Palazzo Nuovo, oggi denominato Palazzo Marcabruni-Giuliani: la struttura, e la facciata in particolare, ha subito un intervento di ristrutturazione importante nel corso del XVII secolo, ma noi sappiamo che anche il palazzo antico aveva un portico, a disposizione della cittadinanza, per tenervi consigli pubblici e quale luogo di incontro e di assemblea.
2 Monte di Pietà

«Arcobaleno, gemma del cielo, messaggero degli dei,
che distendi nel tramonto i tuoi mille colori
sii benevolo e generoso con le genti di Arco
e sotto la tua protezione questa terra sia sempre prospera. »
Nicolò d’Arco – Iri – inizio XVI sec.

Il monte di pietà è contrassegnato ancora oggi da un campaniletto che sorge alla sommità di uno degli edifici di via Monte Santo: la campana segnalava la sua funzione di servizio pubblico, il ruolo di banco ove ottenere prestiti ad un tasso di interesse ragionevole, che potesse liberare gli arcensi dalla schiavitù imposta dagli usurai e sollevare le sorti della popolazione. Il banco era stato istituito dai Conti d’Arco per questo scopo: oltre a garantire in ogni caso un introito alla famiglia reggente la contea, aveva anche la funzione di calmierare il costo dei prestiti e di fornire una possibilità controllata e certa a chi avesse bisogno di credito. Ed è interessante vedere come Nicolò d’Arco chieda all’arcobaleno di proteggere Arco e la sua prosperità, il suo benessere.
3 Stranforio

«…ti sapranno affascinare l’allegria di questa compagnia
e l’amore per le arti che è caro al cielo.
Vieni con noi a bere, a scherzare, a scrivere, a cantare,
vieni a rifugiarti nel cuore della terra di Arco. »
Nicolò d’Arco – Ad Vargnanum – inizio XVI sec.

Ai piedi del castello, verso ovest, si trova il quartiere più antico di Arco, quello che meno è stato modificato nel corso dei secoli e che da sempre ha ospitato il ceto più popolare degli abitanti di Arco. Percorrendo le strade, dove recentemente è stato riposizionato un bel selciato in pietra che richiama il tipico lastrico con ciottoli di fiume, molto diffuso in città, è facile percepire l’impianto medievale del quartiere, fatto di vicoli e strade tortuose, con case in pietra addossate le une alle altre, e caratterizzate dai tipici androni e dagli avvolti così necessari alle case contadine.
4 Via Crucis di Laghel

«Quando, di frutti
denso, autunno nei campi emergerà
gravando di uve d’oro i tralci già
pallidi tutti,
entro un leggero
canestro di vermene il mio presente
vi porgerò, modesto ma veniente
da cuor sincero. »
Jacopo Vargnano – Nido – inizio XVI sec.

La strada per salire a Laghel ospita, a partire da fine Ottocento, una suggestiva via Crucis che, attraverso l’olivaia, conduce al Santuario di Laghel. Esisteva, prima di questa, una diversa via – che ancora porta il nome di via Capitelli – dove delle edicole erano posizionate a lato della strada: con lo sviluppo edilizio di fine Ottocento ed in particolare con la costruzione delle numerose ville con giardino degli ospiti del Kurort, fra cui la splendida villa dell’arciduca Alberto d’Asburgo-Lorena, la via ha cambiato completamente aspetto e le edicole sono state abbattute.
Per riparare a questo intervento, furono quindi costruiti questi nuovi capitelli con le quattordici stazioni della via Crucis e terminavano, sopra al Santuario della Madonna di Laghel, con una ricostruzione del monte Calvario. Ancora oggi, nella Settimana Santa, un corteo di fedeli prende parte alla celebrazione della Via Crucis lungo questo percorso. Il santuario odierno fu costruito nel diciottesimo secolo, nel luogo di un preesistente, antichissimo capitello, che si trovava sulla strada che, alternativa a quella di fondovalle, conduceva a nord, verso gli abitati di Dro e Ceniga.
Scopri di più scaricando la App Tesori Nascosti del Garda Trentino. 

 
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