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Ospiti & personaggi illustri

Per secoli il Garda Trentino ha rappresentato per la Mitteleuropa il primo punto di contatto con un mondo diverso, quello dei colori e della luminosità propri del Sud. I viaggiatori provenienti dal Nord vengono subito affascinati dalla mediterraneità di clima, flora e ambiente di questi luoghi. Tra ’600 e ’700, il Lago di Garda diventa meta della giovane nobiltà mitteleuropea, che pone le basi di quello che diventerà ben presto un mito. Sul finire del ’700, dopo la visita di Goethe, i tour degli ospiti mitteleuropei si trasformano ben presto in soggiorni e il Garda Trentino diventa fonte di ispirazione letteraria e pittorica. Accanto a questi ospiti illustri vanno citati anche altri grandi nomi di personaggi famosi a cui il Garda Trentino diede i natali.

 

Nicolò d’Arco

(1479-1546) Figlio del conte Odorico e di Susanna Collalto, è stato uno dei più illustri protagonisti del Rinascimento del Trentino e dell’Alta Italia. Nicolò è autore di un’importante raccolta di versi in latino che ricorda le frequentazioni umanistiche delle corti venete e lombarde. Nelle sue composizioni troviamo le passioni d’amore, la descrizione del paesaggio arcense e mantovano, il desiderio di vita e di pace. La personalità di Nicolò d’Arco si mostra anche negli affreschi che decorano le stanze della sua dimora arcense, dove accanto ai blasoni familiari ricorrono i motivi della cultura del primo Cinquecento.

Giuseppe Craffonara

(1790-1837) Viene considerato uno dei più importante pittori trentini del primo Ottocento. Ancora giovanissimo venne avviato allo studio del disegno da Pietro Canella e da Pietro Maratoli. Le sue opere, frutto di un affinamento artistico condotto a Verona e soprattutto a Roma, sono conservate in diverse chiese, nonché in raccolte private e pubbliche italiane ed estere. Tra le realizzazioni più significative si possono elencare gli studi accademici, alcune tele di carattere sacro e profano, una serie di ritratti, tra i quali quello di Antonio Canova. Nella Parrocchiale di Riva si possono ammirare una bella Pietà e la pala raffigurante la Madonna Assunta che troneggia sopra l’altare maggiore. Altre opere sono esposte nelle sale del Museo Civico.

Andrea Maffei

(1798-1885) Nasce nel 1798 a Molina di Ledro. Seguendo gli spostamenti del padre vive dapprima a Riva, poi a Trento, in Alto Adige ed a Bologna. In seguito risiede per due anni a Monaco. Conseguita la laurea in giurisprudenza si sposta per alcuni anni a Verona, poi a Venezia ed infine a Milano, dove sposa la contessa Clara Spinelli. Andrea Maffei è importante per la sua attività di traduttore. A partire dal 1818 egli pubblica gli Idilli di Gessner, il Messia di Klopstock, le opere teatrali di Schiller, il Paradiso Perduto di Milton, il Faust di Goethe ed altre numerose opere.
Il Maffei intrattiene importanti rapporti con i personaggi dell’epoca: fra gli altri Vincenzo Monti, Antonio Rosmini, Gino Capponi, Carlo Tenca, Giuseppe Verdi, il pittore Francesco Hayez, gli scultori Vela e Dupré. Nel salotto della sua casa milanese transitano ospiti quali Listz, Sthendal, e altri protagonisti della cultura europea. Nel 1879 Andrea Maffei viene nominato senatore del Regno e partecipa alla vita politica italiana. Dalla metà dell’Ottocento egli vive frequentemente a Riva, dove organizza la sua ricca collezione d’arte ed è spesso ospite della famiglia de Lutti. Muore a Milano nel 1885.

Giovanni Segantini

(1858-1899) Uno dei più grandi pittori dell’Ottocento, nasce ad Arco da una famiglia particolarmente indigente. Ancora giovanissimo si trasferisce a Milano per spostarsi poi in Brianza ed infine nel Cantone svizzero dei Grigioni, dove nel 1899 muore in un rifugio sullo Schafberg.
Di Giovanni Segantini Arco ricorda il luogo dove sorgeva la sua casa natale, demolita nel 1949; poco distante un’epigrafe testimonia un episodio del 1862, allorché il futuro artista venne salvato dalle acque di un canale del Sarca dove era caduto. Il monumento eretto nei giardini a sud della Collegiata, opera dello scultore Leonardo Bistolfi, rappresenta il legame perenne fra il grande artista e la città che con orgoglio gli ha dato i natali.

Gianni Caproni

(1886 -1957) Nasce ad Arco nel 1886, può essere considerato un pioniere dell’aeronautica. Dopo aver studiato al politecnico di Monaco, soggiornò qualche tempo a Liegi e poi a Parigi, dove ebbe modo di assistere ed appassionarsi ai primi esperimenti di volo. Rientrato ad Arco, Gianni Caproni costruì il suo primo rudimentale biplano con l’aiuto di alcuni artigiani. Trasferì poi la sua attività a Milano, dove nel 1910, con l’aiuto del fratello Federico, nei cieli della Malpensa fece volare un esemplare del cosiddetto Ca. 1: un aereo che nel primo conflitto mondiale seppe mettersi efficacemente in luce. Le industrie Caproni prosperarono fino all’inizio degli anni Cinquanta; poi, di fronte alla rapida evoluzione tecnica della concorrenza, dovettero chiudere. Alla memoria di Gianni Caproni sono dedicati il Museo dell’Aeronautica ed il campo di aviazione di Trento.
Il suo ritratto figura nella Hall of Fame di San Diego ed alla Casa Bianca, dove Eisenhower lo volle per i festeggiamenti in occasione del primo volo dei fratelli Wright. Muore a Roma

Giacomo Floriani

(1889 -1968) Nasce a Riva il 20 gennaio 1889. Ancor prima di aver ultimato la scuola si impiega come apprendista presso la Tipografia Benatti e poi come operaio nello Stabilimento Grafico Benacense di Francesco Miori, dove si pubblica il giornale "L’Eco del Baldo". Presto si cimenta con qualche apprezzato articolo e diventa corrispondente de "Il Popolo", il quotidiano di Cesare Battisti.
Allo scoppio della prima guerra varca clandestinamente il confine con numerosi amici rivani e si arruola volontario nell’esercito italiano.
Giacomo Floriani scrive articoli e poesie dialettali e nei primi anni Venti alcune sue composizioni appaiono nei giornali dell’Alta Italia e in alcune raccolte curate dall’amico Riccardo Maroni. La sua poesia riprende i motivi della zona: il lago, le cime, i boschi, i fiori, le albe e i tramonti. L’umile montanaro valorizza la parlata e la cultura del posto, attraverso una lirica semplice ma espressiva, vicina alla gente comune.
La Baita che dà il titolo al quarto canzoniere è la tanto desiderata capanna costruita nel 1949 nei pressi della chiesetta di San Pietro, sulla montagna che domina il Garda ed il Basso Sarca; una baita che gli viene donata grazie alla generosità di Riccardo Maroni e di tanti amici che lo stimano. Lì trascorre gli ultimi anni della vita con la moglie Lucia Pizzini (sposata nel 1912) ad ammirare le cose semplici, a rincorrere nuvole. Giacomo Floriani scende "con tristezza" dal rifugio sulla sua montagna incantata alla fine dell’estate del 1967. Muore a Riva il 28 aprile 1968.

Giancarlo Maroni

(1893-1952) Nasce ad Arco nel 1893 ma trascorre la sua infanzia a Riva. Dopo gli studi di architettura all’Accademia di Brera ed il servizio volontario nel corpo degli Alpini, durante il primo conflitto mondiale, egli opera in prevalenza a Riva, dove diventa il principale artefice della ricostruzione post-bellica. Alla sua opera sono infatti ascrivibili i progetti della piazza San Rocco, della centrale elettrica, della Spiaggia degli Olivi, del campo sportivo e il restauro dell’Hotel Sole e di altri edifici. A partire dai primi anni Venti Giancarlo Maroni entra in contatto con Gabriele D’Annunzio, il quale si era trasferito nella villa gardesana di Cargnacco (Gardone). Ha inizio così la fruttuosa attività con il Poeta, che lo porterà ad occuparsi soprattutto della costruzione del Vittoriale degli Italiani. Questo praticamente fino alla morte, avvenuta nel 1952.

Dürer

l’artista tedesco è considerato uno dei più grandi interpreti della pittura rinascimentale. Di ritorno da uno dei suoi viaggi a Venezia, nel 1495, si ferma ad Arco dove in un acquerello, ora conservato al Louvre, ritrae con mirabile precisione il Castello, l’ambiente ed il villaggio sottostante.
Sui declivi che fanno da corona alla rupe scoscesa spicca il verde degli olivi ed il colore caldo della terra coltivata. L’opera oltre il monogramma dell’autore porta la scritta "Fenedier Klawsen", ovvero "Chiusa veneziana", testimoniando la situazione territoriale e politica che vedeva Arco come l’ultimo avamposto del Principato Vescovile verso il Garda, ormai interamente racchiuso entro i confini della repubblica di Venezia.

Franz Kafka

all’inizio del secolo soggiorna due volte a Riva ospite del "Sanatorium von Hartungen". In ricordo di questi soggiorni, proprio a Riva nel 1917 ambienta un racconto (Il Cacciatore Gracco) che metaforicamente descrive la città nei suoi aspetti più emblematici: il porto e la piazza, i vicoli del centro storico, i ragazzi davanti al monumento e la figura del sindaco con il quale intrattiene uno strano colloquio. 

Goethe

nel 1786, durante il suo viaggio in Italia, giunge a Torbole dove ha modo di ammirare l’ambiente mediterraneo ed italiano del Garda. “Con che ardente desiderio vorrei che i miei si trovassero un momento con me, per poter gioire alla vista che mi sta davanti”, scrive infatti il poeta nel suo diario.
Proprio il grande letterato tedesco ha contribuito a creare l’immagine del Garda magnificandone l’atmosfera e rinnovando il senso del "lago marino" di Virgilio.

Alberto d’Austria

ad Arco, nell’ultimo trentennio dell’Ottocento, si sviluppa la cosiddetta stagione del Kurort. La città infatti si trasforma sulla scorta dei più noti centri di cura della Mitteleuropa. L’arciduca Alberto d’Austria, che nei primi anni Settanta costruisce la sua villa ai piedi del locale castello, rappresenta per oltre un ventennio il nume tutelare del posto ed attira una clientela elitaria ed aristocratica.
In questo periodo Arco è frequentata fra l’altro dal re di Napoli Francesco II e dai Granduchi di Toscana.

Nietzsche

il 13 febbraio 1880 prende alloggio all’Hotel Du Lac e vi si trattiene un mese. La quiete del luogo dà sollievo ai suoi mali e grazie all’amico Peter Gast compone una delle sue opere più significative: “Aurora”.

Rilke

soggiorna ad Arco in più riprese, tra il 1897 ed il 1901. In questo lasso di tempo compone venticinque liriche. Rilke cita nei suoi testi castelli e bianchi villaggi che fanno pensare alle rocche di Riva, Arco e Tenno.
Rilke si era fermato ad Arco per fare compagnia alla madre e per ritemprare il corpo e lo spirito.

Heinrich Mann

fratello di Thomas, è stato complessivamente due anni e mezzo nel Garda trentino, spesso ospite del "Sanatorium von Hartungen".
Nel 1902 ha effettuato il suo primo soggiorno a Riva durante il quale ha eseguito traduzioni e scritto importanti saggi ambientati sulle coste del lago: ”Fanciulle”, “Eroina” e “Piccola città”. In quest’ultimo romanzo compaiono numerosi riferimenti a Riva.

Thomas Mann

soggiorna per la prima volta a Riva nel 1901, seguito dal fratello Heinrich, anche lui assiduo frequentatore della città benacense. Thomas Mann si ferma presso il "Sanatorium von Hartungen", una casa di cura naturalistica. Qui si appresta a scrivere Tonio Kröger, uno dei suoi capolavori. Durante il soggiorno a Riva Thomas Mann ha occasione di visitare anche la cascata del Varone traendone spunti per alcune pagine del suo romanzo più importante: La montagna incantata.

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